domenica 30 settembre 2007

Effetti dell'Euro da Wikipedia

Dall'adozione di una moneta unica ci si aspetta un incremento dell'interdipendenza economica e una facilitazione del commercio tra Stati membri. Questo dovrebbe portare benefici a tutti i cittadini dell'Eurozona, in quanto l'incremento dei commerci è storicamente una delle forze guida della crescita economica. Inoltre la moneta unica si inserisce nel piano a lungo termine di un mercato unico all'interno dell'Unione. Un secondo effetto dovrebbe essere una riduzione nelle differenze dei prezzi, ovvero un'uniformità dei prezzi in tutta l'Eurozona, che dovrebbe risultare in una maggiore competizione tra aziende, che dovrebbe aiutare a contenere l'inflazione e quindi essere a vantaggio dei consumatori. A quattro anni dall'introduzione il livellamento sembra però essersi orientato nell'aumento dei prezzi nei Paesi dove erano più bassi, piuttosto che con il calo dei prezzi nei paesi dove erano più alti. Altrettanto non è avvenuto per i salari.

L'Italia ha avuto i maggiori aumenti inflativi nell'Eurozona. Diversi i motivi addotti:

  • la scarsa e tardiva penetrazione dei supermercati che hanno concordato con il Governo la conversione dei prezzi esattamente secondo il cambio lira/euro e prezzi calmierati per molti prodotti, anche a causa dell'opposizione dei supermercati;
  • la mancanza di controlli, che erano oggettivamente difficili nella piccola distribuzione dove il prezzo è deciso da una miriade di negozi, piuttosto che centralmente per migliaia di punti vendita, come avviene nella Grande Distribuzione. A ciò si aggiunge che in un'economia di mercato lo Stato non può fissare i prezzi e l'interesse alla collusione, favorito dalla bassa concorrenza presente nei mercati europei della piccola distribuzione, ha portato i commercianti a praticare forme tacite di cartello, allineando i loro prezzi con quelli più alti presenti sulla piazza;
  • la svalutazione della lira. Germania e Francia erano abituati all'utilizzo dei centesimi, e un franco (o un marco) erano una somma con la quale era ancora acquistabile qualche bene. L'unità base della nostra moneta, una lira, non veniva più coniata da anni e non consentiva di acquistare più nulla.
  • la mancata rivalutazione della lira. Diversamente da Grecia e Germania (sotto Adenauer), l'Italia dopo le due guerre mondiali non rivalutò la propria moneta. Bettino Craxi propose la cosiddetta lira pesante, sovrascrivendo il valore facciale delle monete che doveva apprezzarsi di 1000 volte, eliminando tre zeri. Praticamente, le vecchie 1000 lire dovevano essere rimesse in circolazione come banconote da 1 Lira Pesante.
  • la riduzione della massa monetaria circolante: con l'introduzione dell'euro la massa di euro circolante in Italia sarebbe stata significativamente minore del controvalore in lire ritirato dalla circolazione e riportato al cambio di 1936,27.

Alcuni economisti sono preoccupati dei possibili pericoli dell'adozione di una moneta unica in numerose aree diverse. Poiché l'Eurozona adotta un'unica politica monetaria, impostata dalla BCE, questa non può essere regolata per le situazioni economiche delle singole nazioni. Gli investimenti pubblici e le politiche fiscali di ogni nazione sono quindi l'unico modo in cui i cambiamenti economici possono essere introdotti specificamente per ogni regione o nazione.

Altri evidenziano che l'Eurozona è simile per dimensioni e popolazione agli Stati Uniti, che hanno una valuta unica e una politica monetaria impostata dalla Federal Reserve. Comunque, i singoli stati che compongono gli Stati Uniti hanno meno autonomia regionale e un'economia più omogenea delle nazioni dell'UE. Di particolare preoccupazione è il fatto che le economie dell'UE potrebbero non essere 'in sincronia', sia come ciclo economico che come pressione inflazionistica.

Si è detto che l'euro dovrebbe aggiungere grande liquidità ai mercati finanziari europei. Governi e compagnie possono prendere a prestito euro invece delle valute locali e questo si presume che permetterà l'accesso a più fonti di finaziamento. Altri economisti considerano che la forza potenziale di Eurolandia risiederà negli sforzi coerenti di una super-economia virtuale, nella quale sarà potenzialmente più facile creare forti associazioni finanziarie, piuttosto che una mera somma di singole liquidità. Un ultimo e decisivo effetto è quello sul prezzo del petrolio. Eurolandia consuma più petrolio importato degli Stati Uniti. Questo significherebbe che più euro fluiranno verso le nazioni dell'OPEC, a parte il fatto che queste nazioni prezzano il petrolio solo in dollari (l'Iraq di Saddam Hussein era un'eccezione). Ci sono state frequenti discussioni nell'OPEC sulla prezzatura del petrolio in euro, che avrebbe vari effetti, tra i quali, costringere le nazioni a tenere riserve di euro per comprare petrolio, piuttosto che le riserve di dollari che hanno attualmente. Questo comporterebbe il trasferimento di un flottante che attualmente sussidia gli Stati Uniti e che andrebbe invece a sussidiare l'Unione europea.

Come possiamo notare già da queste prima analisi si intravedono diverse cause sull'effetto dell'Euro alle tasche degli italiani: principalmente un adeguamento dei prezzi verso l'alto non seguiti da un incremento salariale proporzionato, anzi con le nuove leggi sulla flessibilità abbiamo avuto una regressione dei salari in special modo per i nuovi assunti, ma questo è un tema che affronteremo più avanti. Mi viene però spontaneo pensare che Marco Biagi non aveva in mente ciò che le è stato attribuito come legge Biagi, ma avendolo ucciso non avremo mai la sua opinione: come mai proprio lui, un progressista di sinistra ucciso dalle BR? Anche qui i dubbi non sono pochi. Torniamo all'Euro, oltre ad aumentare i prezzi dobbiamo aumentare anche i prelevamenti effettuati tramite tassazione perché per rientrare nei parametri di Maastricht non possiamo aumentare i debiti ma occorre ridurli e anche se sembra logico ciò qui siamo davanti ad una delle cause perverse per cui non riusciremo mai a progredire rispettando il trattato di Maastricht. La riduzione del debito porta con se un minore investimento in infrastrutture e in sussidi sociali e una minore qualità della vita. L'unica possibilità è il taglio delle spese improduttive e clientelari della politica affinché si possa evitare un innalzamento della pressione fiscale diretta e indiretta. Che dite sarà possibile? Io sono pessimista su questo punto, vedo solo tanti politici il cui scopo è mantenere un certo numero di elettori per non perdere la poltrona. Mi ricordo un parlamentare di centro che diceva che una legge anche se valida non poteva essere votata dal suo partito perché i suoi elettori non la capirebbero e per cui il consenso sarebbe sceso e non lo si può permettere. Come potrà mai un politico votare o proporre una legge che arrechi un qualche svantaggio al suo elettorato anche se la stessa è giusta per la maggioranza del paese. Ad esempio potrà mai un sindacalista proporre e votare una legge che obblighi il sindacato a redigere bilanci certificati e pubblici? Attualmente penso di no.

Allora prendiamo spunto da quanto emerso sopra e andiamo a cercare notizie sul taglio delle spese all'interno dei paesi aderenti all'EURO.

A presto!!

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